L’immensità del mare tra realismo e poesia

 

Ha richiesto quattro anni di riprese, in sessanta paesi, con dodici troupe, ‘La vita negli oceani’, ultimo lavoro di Jacques Perrin autore anche di ‘Microcosmos’ e de ‘Il popolo migratore’. Realizzata con Jacques Cluzaud, l’opera, ricavata da più di trecento ore di girato, per un costo complessivo di cinquantotto milioni di euro, racconta la biodiversità marina, le regole che la governano e i pericoli che la minacciano. Le oltre duecento specie animali protagoniste sono rappresentate con incredibile realismo, assecondandone movenze e ritmi grazie a macchinari progettati ad hoc. Tante le scene spettacolari: dalle acrobatiche evoluzioni dei delfini alle coccole che madre e figlio tricheco si scambiano mentre nuotano insieme. Non mancano immagini crude come quelle dei ‘combattimenti’ tra esemplari diversi o quelle che mostrano la voracità con cui i pesci si avventano sulle loro prede. Dall’acqua si arriva alla terra 

per soffermarsi, ad esempio, sulla nascita delle tartarughe marine che, appena venute alla luce, si trasformano in facile cibo per avidi e affamati gabbiani.  La macchina si spinge poi fino ai ghiacci del Polo Sud popolato dai pinguini, seguiti nei loro spostamenti a terra e in acqua, e alle immacolate distese artiche, dove vive l’imponente orso polare. Nella pellicola c’è spazio anche per l’uomo, presentato spesso in disarmonia con l’ambiente, di cui modifica il ciclo vitale, causando in molti casi l’estinzione di specie preziose per l’ecosistema e per la sua stessa sopravvivenza.Una nota particolare meritano le coinvolgenti riprese dall’elicottero del mare in tempesta: realizzate, come ha raccontato il direttore della fotografia, Luciano Tovoli, “in condizioni di sicurezza al limite del consentito”. ‘La vita negli oceani’, supportato dalla colonna sonora di Bruno Coulais, non ricorre ai commenti didattici tipici dei documentari, privilegiando riflessioni e interrogativi affidati, nell’edizione italiana, alla voce di Neri Marcorè. Poetico e terribile allo stesso tempo, il lavoro di Perrin e Cluzaud non fornisce comunque insegnamenti lascia che sia il mare a parlare.

Rita Bugliosi