Il nuovo mondo di Australopithecus sediba

 Nuove sofisticate analisi su denti fossili suggeriscono che questo ominide sia vissuto in un ambiente boschivo, nutrendosi di foglie, frutti e cortecce, e non in ambienti aperti, mangiando erbe e carici, come ipotizzato per lungo tempo. La scoperta aggiunge un tassello fondamentale nella conoscenza di A. sediba, una specie particolarmente interessante perché mostra una miscela di caratteri da australopiteco e tratti caratteristici del genere Homo. L’analisi dei denti di un ominide risalente a due milioni di anni fa, Australopithecus sediba, ha rivelato che questi antichi parenti degli esseri umani erano soliti nutrirsi di foglie, frutti e corteccia e vivevano in un ambiente boschivo. Prima di questa scoperta si ipotizzava invece che anche questi ominidi, al pari di altri come aranthropus boisei,vivessero in spazi aperti e si nutrisse di erbe e carici. A sostenere questa tesi sono i risultati di una ricerca condotta da paleontologi dell’Università del Colorado a Boulder, del Max-Planck Institutper la biologia evoluzionistica a Lipsia, del Bloemfontein National Museum a Bloemfontein, in Sudafrica e di altre università, che firmano un articolo pubblicato su “Nature”.
La nuova dieta di A. sedibaè stata stabilita sulla base di un’analisi spettroscopica di vapori ottenuti con l’applicazione di un laser su denti fossilizzati, grazie a cui è stato liberato il carbonio dell’antico smalto, che deriva da quello assunto con il cibo. L’analisi isotopica ha rivelato che i denti dei due esemplari di A. sedibaesaminati mostravano una “firma” differente da quella di tutti gli altri 81 ominidi precedentemente studiati. In particolare, la composizione isotopica rilevata è tipica delle cosiddette piante C3, ossia alberi, arbusti e

cespugli, mentre era assente la firma isotopica del carbonio delle piante C4, come erbe e carici consumati da molti altri primi ominidi. “E’ una scoperta importante, perché la dieta è uno degli aspetti fondamentali di un animale, determina il suo comportamento e la sua nicchia ecologica. Quando gli ambienti cambiano a causa delle mutevoli condizioni climatiche, in genere gli animali sono costretti a spostarsi o ad adattarsi al nuovo ambiente”,

 A supportare ulteriormente questa conclusione, ci sono anche i risultati delle analisi che i ricercatori hanno condotto sulle microscopiche particelle fossili di tessuto vegetale intrappolate nel tartaro dei denti, note come fitoliti. “Il fatto che questi fitoliti si siano conservati in denti di ominidi risalenti a due milioni di anni fa è notevole e ci dice molto sulla conservazione in quel sito”, ha detto Sandberg. “I dati suggeriscono che questi ominidi evitavano le erbe che crescono nelle praterie aperte e che erano abbondanti nella regione.”
Anche il terzo tipo di analisi condotta, quella sui solchi microscopici e sui graffi rilevabili sui denti fossili, ha indicato che almeno uno dei soggetti mangiava cibi duri. A. sediba è particolarmente interessante per gli antropologi. Con una postura eretta e le braccia lunghe, mostra caratteri a cavallo fra quelli degli ominidi primitivi e quelli dei primi esemplari del genere Homo, tra cui una caviglia simile a quella moderna, dita corte e un lungo pollice adatto a una presa di precisione e verosimilmente, secondo i ricercatori, un cervello relativamente complesso rispetto agli ominidi da cui è stato preceduto.
La posizione di A. sedibanell’albero genealogico degli ominidi non è chiara; potrebbe essere stato un discendente di A. africanus, a sua volta discendente di A. afarensis, a cui apparteneva “Lucy”, vissuta circa tre milioni di anni fa e considerata da molti come la progenitrice della famiglia umana.

 

Fonte: Le Scienze