LESULA, la scimmia dal volto umano

 

Lesula, la scimmia dal volto umano

Somiglia a un volto dipinto da Modigliani, per i grandi occhi malinconici color nocciola e il naso sottile che percorre tutta la lunghezza del viso. Si chiama ‘Lesula’ ed è una nuova specie di scimmia, scoperta nelle foreste del Lomani Basini, nella parte centrale della Repubblica democratica del Congo. La seconda specie africana scoperta negli ultimi 28 anni. La sua descrizione completa è pubblicata sulla rivista open access ‘Plos On’e.

Il nome scientifico, ‘Cercopithecus lomansiesis’, deriva dal fiume Lomami, nel cui bacino vive l’animale. Gli autori della straordinaria scoperta sono John e Terese Hurt della Lukuru Wildlife Research Foundation, che erano sulle sue tracce da quando, nel 2007, videro un giovane esemplare, in cattività, nella casa di un insegnante di Opala. Il mammifero somigliava alle scimmie dalla faccia di gufo, ma la sua colorazione era diversa e la faccia particolarmente simile al volto umano.

Gli sforzi dei due studiosi sono stati premiati con la scoperta di un altro esemplare allo stato

 selvatico, del quale sono state determinate le caratteristiche genetiche e anatomiche e osservato il comportamento. Alto 50 centimetri circa, sembra avere un carattere tranquillo e socievole, vive in un’area di circa 10.000 chilometri quadrati in una foresta inesplorata.

L’appellativo volgare Lesula, proposto dagli scopritori, deriva dal nome con cui questa specie è conosciuta nei villaggi intorno al luogo del rinvenimento, dove viene tenuta da anni in cattività. Sebbene il suo habitat sia poco popolato, questo primate è minacciato dai cacciatori locali. “La sfida per la conservazione nel Congo è intervenire prima che la perdita diventi definitiva”, osservano John e Terese Hart. “Le specie che vivono in piccole aree territoriali come Lesula possono diventare da vulnerabili a seriamente minacciate nel giro di pochi anni”.

Significative, in questo senso, le parole di Kate Detwiler, assistente di Antropologia presso la Florida Atlantic University (Fau) e membro del gruppo che ha descritto la specie. “Siamo stati molto fortunati a trovarla prima che fosse troppo tardi per cercare di salvarla”.

CNR