Scandalo MPS: ragionamento politico tra PDL e banca

 

     
 
     

 

MPS: Sequestrati 3,35 milioni a società Enigma

Colloqui con gli inquirenti del Credito fiorentino che faceva capo a Verdini. Sentito l’ex parlamentare Amato, “ragionamento politico sui rapporti tra Pdl e Mps”. Intanto la Gdf ha congelato 3,35 milioni a Milano per profili di evasione fiscale, alcune carte sono state trasferite agli inquirenti senesi. Barnier sul caso: “La magistratura chiarirà”

 

MILANO – Il pm Antonino Nastasi, fra i titolari dell’inchiesta senese sul Monte dei Paschi, sta incontrando in procura a Firenze i colleghi toscani Luca Turco e Giuseppina Mione titolari, tra l’altro, dell’inchiesta chiusa mesi fa sulla banca Credito cooperativo fiorentino che faceva capo al parlamentare del Pdl, Denis Verdini. L’inchiesta vede tra gli altri indagati Andrea Pisaneschi, ex consigliere di amministrazione di Rocca Salimbeni e primo presidente dell’Antonveneta “targata” Mps. Tra i punti su cui si era soffermata l’attenzione dei pm fiorentini c’era un prestito da 150 milioni alla Btp di Riccardo Fusi effettuato nel 2008 da un pool di banche, tra cui Mps.  Nastasi e i colleghi fiorentini Turco e Mione hanno ascoltato come persona informata sui fatti, in procura a 

Firenze, il senatore toscano Paolo Amato, ex Pdl ora Gruppo misto. “E’ stato un ragionamento politico sui rapporti fra Pdl ed Mps”, secondo quanto ha riferito lo stesso Amato, eletto con il Pdl ma poi in rotta con il partito, dopo un colloquio di circa due ore con gli inquirenti. Sempre nel ruolo di “persona informata”, dopo Amato è stato il turno del presidente del Consiglio regionale della Toscana Alberto Monaci, esponente senese del Pd, ex Margherita. L’attività prosegue anche a Siena, dove i pm stanno sentendo da stamani diverse persone “informate sui fatti”. E’ prevista invece per domani la “seconda puntata” dell’interrogatorio all’ex dg del Monte, Antonio Vigni. Si registrano intanto nuove operazioni da parte delle Fiamme Gialle, che rimandano alla vicenda senese di Mps. La guardia di Finanza ha sequestrato oggi a Milano oltre tre milioni di euro alla società Enigma, che ha avuto anche alcuni rapporti finanziari all’esame dei magistrati di Siena che indagano sul Monte dei Paschi. Il sequestro odierno si riferisce, tuttavia, a profili di sospetta evasione fiscale da parte della società. E’ stata la Banca d’Italia a segnalare nei mesi scorsi alcune operazioni finanziarie sospette svolte da Enigma. Ne è seguito un controllo fiscale alla società da parte della Guardia di finanza ed oggi è stato eseguito il sequestro per una somma equivalente a quella di sospetta evasione. Nel corso delle indagini, i militari delle Fiamme gialle hanno rilevato anche profili di evasione per alcune operazioni svolte da Enigma con il Monte dei Paschi di Siena per cui una parte degli atti è stata trasmessa ai pm senesi che indagano su Mps. La stessa Enigma Securities, con un comunicato pubblicato sull’homepage del proprio sito, “ribadisce con forza e senza tema di smentita di non avere mai avuto nulla a che fare” né con l’operazione “Alexandria”, né con l’operazione “Santorini”, né con l’operazione “Nota Italia”. La società ha “da tempo provveduto a chiarire agli organi di vigilanza e all’autorità giudiziaria la totale trasparenza e legittimità di tutte le operazioni cosiddette Otc realizzate come controparte di mercato con il gruppo bancario Monte dei Paschi di Siena. Tali operazioni non hanno mai avuto a oggetto (anche sottostante) i Btp”. Enigma, conclude la nota, “non ha mai avuto rapporti di alcun tipo con la società Lutifin; il semplice accostamento di Enigma a tale Lutifin è da considerarsi del tutto improprio e non corrispondente alla realtà”. Nei giorni scorsi la Gdf aveva sequestrato titoli e liquidità per 40 milioni , nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Siena che riguarda l’acquisto di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi. Secondo quanto emerso, quei fondi interesserebbero principalmente due conti, di 19 e oltre 7 milioni di euro, intestati a Gianluca Baldassarri ed a Alessandro Toccafondi. I due, all’epoca dell’operazione perfezionata tra il 2008 e il 2009, erano rispettivamente l’ex capo area finanza di Mps e il suo vice. Altri 12 milioni apparterrebbero a tre broker che non hanno mai fatto parte della banca senese: Fabrizio Cerasani, David Ionni e Luca Borrone. Sulla banca toscana è intervenuto in mattinata anche il commissario europeo al mercato interno Michel Barnier, che dopo l’incontro avuto con i vertici dell’Abi ha dichiarato: “Sarà la magistratura che dovrà chiarire chi ha fatto cosa”. Nell’incontro odierno, ha sottolineato, il tema non era all’ordine del giorno.