Progetto CARISMA: il mare, risorsa da difendere

PROGETTO CARISMA: IL MARE, RISORSA DA DIFENDERE

Chi va per mare sa di quanta manutenzione ha bisogno una barca prima di prendere il largo. E ora che la bella stagione è alle porte nei cantieri fervono i lavori. Non vogliamo certo entrare nel merito della gestione di un’imbarcazione ma un aspetto della manutenzione che non va mai trascurato riguarda la pulizia della carena. Vi sarà capitato di vedere in un porto barche a vela o a motore con depositi vischiosi o incrostazioni sotto la linea di galleggiamento! Sono per lo più alghe e microorganismi che vanno rimossi perché hanno l’effetto di rallentare la velocità della barca e aumentare il consumo di carburante. Ed ecco, quindi, che si tira la barca su dall’acqua e si inizia a pulire. Per evitare nuove incrostazioni vengono utilizzate pitture antivegetative che

 

inibiscono la formazione di nuovi depositi. Per avere effetto devono contenere biocidi, veri e propri veleni che impediscono ai microorganismi di colonizzare la carena della barca. Ma quali sono le conseguenze sulla salute del mare? L’Italia è al centro del Mediterraneo  e con i suoi circa 8mila km di coste non può sottovalutare il problema. Un team di ricercatori ENEA, coordinato dalla biologa Sonia Manzo, e l’Accademia delle Scienze albanese hanno avviato il progetto di ricerca CARISMA per conoscere lo stato di salute del nostro mare, in particolare del tratto di Adriatico che abbiamo in comune. Il progetto è cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano ed ha un obiettivo molto concreto, misurare la concentrazione in mare dei biocidi contenuti nelle pitture antivegetative e arrivare così alla valutazione del Rischio Ecologico per la flora e la fauna marine. Perché un mare inquinato significa non solo degrado ambientale ma un’economia in crisi per gli effetti negativi sulla pesca e sul turismo. Il team di ricerca ha già effettuato i primi campionamenti in Italia e in Albania. Per i test sono stati scelti i porti, luoghi molto inquinati caratterizzati da un intenso traffico di pescherecci e imbarcazioni da diporto e da uno scarso ricambio di acqua, per determinare le concentrazioni massime di biocidi a cui possono essere esposti gli organismi marini. Oltre all’acqua, quando è stato possibile, sono stati raccolti anche campioni di sedimenti, ricci di mare e mitili, le comunissime cozze. A sorpresa, i primi risultati hanno portato alla luce la presenza di un biocida vietato in 64 stati, Italia compresa, dal 2008, il tributilstagno, o più semplicemente TBT. Una delle sostanze più tossiche introdotte dall’uomo nell’ambiente dalla capacità di accumularsi e rimanere nei sedimenti marini per molto tempo. Tra poco inizieranno altri campionamenti. Per quest’anno ne sono previsti tre. Coinvolgeranno un  numero maggiore di località portuali e verrà monitorata una varietà più ampia di biocidi, utilizzando anche tecniche di monitoraggio innovative come il campionamento passivo. Perché se la molecola più tossica è stata bandita, rimangono tutte quelle sostanze che hanno preso il suo posto ma di cui si conosce poco o nulla della loro tossicità e del loro impatto nell’ambiente marino.