La ricostruzione del seno dopo la mastectomia

BRA – Day – 16 ottobre 2013

La ricostruzione del seno dopo la mastectomia: la chirurgia attenta all’estetica

Mastectomie conservative e qualità della vita delle donne operate di tumore al seno

La cura delle neoplasie mammarie è oggi sempre più orientata verso interventi meno demolitivi nei confronti della mammella, che asportano un settore limitato della ghiandola (chirurgia conservativa), ed anche nel caso in cui debba essere effettuata una mastectomia, ovvero l’asportazione totale della ghiandola mammaria, è spesso possibile mantenere la cute della regione mammaria ed in casi selezionati anche l’areola ed il capezzolo. Queste sono denominate “mastectomie conservative”.

Questo avanzamento tecnico, associato alle evoluzioni tecnologiche, permette di ottenere ricostruzioni mammarie che rispondono sempre più a criteri “estetici”.

La ricostruzione mammaria è divenuta oggi parte integrante della cura delle neoplasie mammarie. È stato ampiamente dimostrato che ha un effetto positivo sulla qualità di vita delle donne che la effettuano, e può essere offerta a tutte le donne ammalate di tumore al seno, anche se attualmente solo una percentuale minore delle donne sottoposte a mastectomia si sottopone alla ricostruzione.

Un problema connesso alla ricostruzione è l’accesso alle informazioni sulla ricostruzione stessa, dunque per incrementare il numero delle ricostruzioni è 

fondamentale che a tutte le donne ammalate di tumore al seno siano essere offerte le informazioni sulle possibili opzioni della chirurgia ricostruttiva prima del trattamento chirurgico di mastectomia.

 

Le opzioni chirurgiche della ricostruzione mammaria

La ricostruzione mammaria può essere effettuata nel corso dello stesso intervento di mastectomia, si parlerà in questo caso di ricostruzione immediata, oppure in un secondo tempo, ricostruzione differita. La ricostruzione immediata ha l’ovvio vantaggio di risparmiare alla paziente il trauma della mutilazione conseguente alla mastectomia, e ha dunque un grande impatto psicologico. Essa può essere effettuata con due modalità molto differenti fra loro: con l’utilizzo di protesi mammarie oppure con l’inserimento dei tessuti propri opportunamente prelevati da un’altra area corporea e rimodellati (ricostruzione autologa).

 

In caso di mammelle piccole e medie la ricostruzione protesica permette di avere buoni risultati estetici: si tratta di un intervento tecnicamente semplice e rapido, che può essere effettuato in tempo unico (ossia posizionando da subito una protesi definitiva) oppure in 2 tempi chirurgici. In questo secondo caso durante l’intervento di mastectomia si posiziona un’ “espansore mammario” (protesi gonfiabile temporanea) che viene poi sostituito con la protesi definitiva durante un secondo intervento chirurgico (solitamente effettuato mesi dopo, alla fine delle terapie complementari, chemioterapia etc.). Solitamente si effettua anche un contestuale intervento di adeguamento estetico sulla mammella controlaterale per ottenere una migliore simmetria tra i due seni.

Inoltre il recente avvento di nuovi presidi, rappresentati da reti di natura biologica (matrici dermiche acellulate) o sintetica (reti titanizzate), ha ulteriormente migliorato il risultato estetico delle ricostruzioni mammarie protesiche ed ha aumentato i casi in cui la protesi definitiva può essere posizionata durante l’intervento di mastectomia (evitando il posizionamento dell’espansore e dunque il doppio intervento).

Successivi miglioramenti dei risultati “estetici” della ricostruzione sono stati ottenuti con gli innesti adiposi, che consistono nel trasferimento di tessuto adiposo prelevato con cannula (come avviene nella liposuzione), durante piccoli interventi in day hospital, per correggere le eventuali irregolarità del profilo mammario ricostruito (cosiddetto “lipofilling”).

 

Nel caso in cui la mammella da ricostruire sia di grandi dimensioni o la paziente abbia in precedenza effettuato radioterapia sulla regione mammaria o non voglia introdurre una protesi, si preferisce ricostruire la mammella con l’uso di tessuti propri (ricostruzione autogena). Questa opzione prevede di prelevare del tessuto adipocutaneo, definito lembo, dalle zone di accumulo adiposo, soprattutto dall’addome, ottenendo al tempo stesso un beneficio estetico per la paziente (l’addome più piatto e “tirato”). È possibile prelevare il tessuto anche a livello della coscia interna, della regione glutea e della schiena. Il tessuto prelevato viene trasferito in sede mammaria e rimodellato a dargli la forma del seno.

Inoltre con la diffusione negli ultimi anni delle tecniche microchirurgiche sui vasi perforanti, è oggi possibile minimizzare il danno funzionale sull’area corporea donatrice: si prelevano e si trasferiscono i tessuti necessari alla ricostruzione portando via solamente il vaso che li vascolarizza, cioè che nutre il tessuto (denominato appunto vaso perforante), senza danneggiare i muscoli in cui questo vaso è alloggiato.

La mammella ricostruita con il tessuto autologo ha consistenza e morbidezza molto simili alla mammella reale, e si comporta nel tempo come la mammella contro laterale, ciò rende il risultato naturale anche nel corso dell’invecchiamento.

Dopo la ricostruzione della mammella con le metodiche prima descritte è possibile ricostruire anche l’areola e il capezzolo con un piccolo intervento ambulatoriale.

 

La ricostruzione mammaria, l’esperienza della Chirurgia plastica del Policlinico A. Gemelli

Nel Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma a fronte di un’intensa collaborazione tra la Unità Operativa di Chirurgia Plastica e il Centro di Senologia diretto dal Professore Riccardo Masetti, sono offerte le possibilità ricostruttive a tutte le pazienti che si rivolgono all’ospedale: si effettuano ogni anno più di 100 ricostruzioni mammarie a seguito di mastectomia, includendo le ricostruzioni mammarie immediate (che vengono effettuate in collaborazione con il Centro di Senologia), e le ricostruzioni differite (che sono effettuate presso l’Unità Operativa di Chirurgia Plastica), avvalendosi sia dell’uso di protesi che dei tessuti autologhi. Si effettuano inoltre oltre 50 “refinements” estetici tra innesti adiposi e ricostruzioni del complesso areola-capezzolo.

 

Testo a cura della dottoressa Marzia Salgarello, UO di Chirurgia plastica del Policlinico A. Gemelli