DEVASTAZIONE SARDEGNA: DATI CLIMATICI IMPRESSIONANTI .

DEVASTAZIONE IN SARDEGNA

Se il Midwest USA piange, non certo ride la Sardegna.

      E’ tempo di impegni politici seri e competenti per prevenire altri disastri

Anche nel nostro Mediterraneo abbiamo subito quello che si dice l’estremizzazione dei fenomeni meteorologici indotti dal riscaldamento globale del pianeta. Purtroppo quello che è accaduto in Sardegna non è un caso isolato, il pericolo che altri disastri possano avvenire nel nostro Paese è reale. Noi di Accademia Kronos da oltre 12 anni abbiamo informato e avvertito la gente e le autorità che l’aumento eccessivo della temperatura nell’atmosfera avrebbe portato a fenomeni meteo sempre più violenti e che un Paese, l’Italia, geologicamente instabile e super cementificato, non sarebbe stato in grado di sopportare importanti fenomeni meteo. Un dato che molti di noi e soprattutto i nostri governanti “illuminati” ignorano è che in pochi decenni siamo passati da 367 ppm di CO2 a 400 ppm nell’atmosfera terrestre. Questo è il gas serra che più degli altri sta modificando il clima del pianeta. In un secolo abbiamo aumentato di circa 40 ppm la concentrazione di CO2, quando in termini normali, senza l’incidenza delle attività antropiche, ci sarebbero voluti migliaia di anni. Oggi la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è la stessa di 70 milioni di anni fa, quando la Terra era abitata dai dinosauri. Questo fatto scientifico inequivocabile dimostra che la macchina del tempo si è ormai rotta e, quindi, bisogna prenderne atto e agire di conseguenza per difendersi senza isterismi e pressapochismi.

Il recente  uragano “atlantico” di forza 3 che si è abbattuto nell’Europa del nord, venti che soffiano ad oltre 300 Kmh nelle Filippine, 86 tornado in successione che devastano in pochi giorni il Midwest americano e il ciclone in Sardegna, in futuro non saranno più fenomeni eccezionali ed episodici, ma normali.  E’ giunto quindi il tempo di prevenire e di prepararci a questa nuova realtà e, nel caso del nostro Paese, individuare le aree critiche dove fenomeni meteo come l’ultimo in Sardegna possono verificarsi. La prima cosa da fare è restituire ai fiumi, canali e torrenti i loro spazi di espansione alluvionale, abbattendo tutte le costruzioni che dal 1940 ad oggi sono state autorizzate ai margini dei corsi d’acqua, nonché in aree per natura soggette ad allagamenti, vedi nel Lazio l’urbanizzazione di Marina Velca nel comune di Tarquinia che si trova proprio alla foce del fiume Fiora. Per bloccare le frane poi basterà operare con le vecchie e nuove tecniche legate all’ingegneria naturalistica, dove poter rimboschire, pulire i canali montani, mettere in sicurezza i costoni di montagna, ecc. Non solo, ma dobbiamo prepararci, come in un esauriente studio l’ENEA ha dimostrato alcuni anni fa, all’innalzamento del mare e, quindi, all’allagamento di molte pianure prospicienti alle coste: nel Lazio la pianura Pontina e in Veneto e Romagna la pianura Padana. Abbandoniamo una volta per tutte la politica dell’emergenza, che sottrae ingenti quantità di risorse finanziarie al nostro già povero Paese e, invece, puntiamo a mettere in sicurezza il nostro territorio. Basta piangerci addosso, è giunto il momento di prepararci all’offensiva della natura, ormai esasperata dalla violenza dell’uomo,  che ha deciso di restituirci tutto il male che le abbiamo fatto. In un Italia che decidesse di prepararsi agli eventi climatici futuri, forse troveremmo anche la chiave per uscire fuori da questo tunnel di angoscia e povertà in cui, giorno dopo giorno, ci infiliamo sempre di più. Un modo anche per creare, finalmente, posti di lavoro.

fonte: Accademiakronos.it