NELL’ABBIGLIAMENTO OUTDOOR

 

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NELL’ABBIGLIAMENTO OUTDOOR

ROMA, 12.12.13 – Sostanze chimiche nell’abbigliamento sportivo dei
marchi più popolari come The North Face, Patagonia, Adidas e
l’italiana Salewa.

Per conto di Greenpeace, due laboratori indipendenti hanno testato 17
capi d’abbigliamento outdoor alla ricerca di perfluorinati e
perfluorocarburi (PFCs). Queste sostanze chimiche pericolose sono
stati trovati in tutti i campioni.

“Le aziende di abbigliamento outdoor usano, molto spesso, le immagini
di una natura selvaggia e incontaminata nella loro pubblicità, eppure
i loro prodotti contengono sostanze pericolose che contaminano persino
la neve in alta montagna. Non è un problema solo dei Paesi dove si
trovano le industrie tessili. Il nostro studio dimostra sostanze come
i PFC, altamente volatili, evaporando, viaggiano anche nell’aria che
respiriamo oltre che nell’acqua, quando facciamo il bucato” spiega
Chiara Campione, Project Leader di “The Fashion duel” di Greenpeace
Italia.

I PFC sono stati trovati anche nelle membrane impermeabili (come il
Gore-Tex®). Si tratta di composti altamente persistenti nell’ambiente,
che possono danneggiare il sistema immunitario e la fertilità, fino a
portare anche a malattie della tiroide.

I laboratori indipendenti hanno testato non solo le emissioni dei capi
d’abbigliamento, ma anche dei tessuti usati per rendere impermeabili i
prodotti. Tra i risultati più significativi la contaminazione da
perfluorottano sulfonato (PFOS) ritrovato in un guanto venduto da
Mammut: il valore eccede il limite di legge di un microgrammo per
metro quadro di ben nove volte.

Le giacche di Schöffel, Jack Wolfskin e Mammut contenevano, inoltre,
allarmanti concentrazioni di acido perfluorottanico (PFOA). Livelli
elevati di altri PFC come i fluorotelomeri (FTOHs) sono stati trovati
in quasi tutte le giacche: concentrazioni più elevate in quelle di
Adidas, Jack Wolfskin, The North Face e l’italiana Salewa. Un altro
motivo di preoccupazione è il ritrovamento di altre sostanze
pericolose come gli ftalati, che sono interferenti endocrini, e i
nonilfenoli.

Eppure le alternative esistono e sono già disponibili globalmente:
giacche con membrane senza PFC o ancora finiture e rivestimenti in
poliestere e poliuretano. Queste giacche sono impermeabili e
traspiranti.

“A volte compriamo una giacca ultratecnica, adatta per un’arrampicata
in alta montagna, quando ci serve solo per una passeggiata al parco.
Cerchiamo di scegliere oculatamente, anche in occasione delle compere
natalizie. Una giacca priva di sostanze tossiche è comunque sempre una
scelta saggia” commenta Campione.

Greenpeace chiede all’industria dell’abbigliamento outdoor di fissare
precise scadenze per l’eliminazione dei PFC e di sviluppare
ulteriormente la sostituzione di tali sostanze con formule più
sostenibili. Tutti i PFC devono essere oggetto di attenzione nel
quadro della regolamentazione chimica europea. Dall’inizio della
campagna Detox di Greenpeace, nel 2011, sono già 18 le aziende leader
dell’abbigliamento che si sono impegnate a eliminare le sostanze
pericolose entro il 2020.

Scarica l’abstract (in inglese) del rapporto “Outdoor clothing”:
http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Outdoor-clothing/

Greenpeace
Gabriele Salari
Chiara Campione, Project Leader di The Fashion Duel