Ecco l’offerta di formazione professionale regionale in Italia. I dati ISFOL

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Sono 40 mila i corsi della formazione professionale regionale finanziati con fondi pubblici. E’ quanto emerge dall’Indagine campionaria sull’Offerta di Formazione Professionale (OFP) 2012, realizzata dall’Isfol. L’utenza complessiva ammonta a circa 670 mila allievi. In media ogni struttura formativa ha erogato 17 corsi in un anno, coinvolgendo in totale 280 unità. La durata media dei corsi è pari a oltre 220 ore, con una frequenza di circa 16 allievi per corso. La maggior parte delle strutture che ha realizzato percorsi finanziati con fondi pubblici ha erogato corsi aventi come contenuto principale l’informatica di base (37,4%). Seguono i corsi relativi ai temi della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro (29,1%).

Fra tutte le strutture formative il 62,4% ha avviato almeno un’attività formativa finanziata con fondi pubblici. L’accesso ai fondi pubblici è stato particolarmente elevato da parte delle strutture formative dislocate nel Nord Est (70,9%), mentre la percentuale più bassa si registra nel Nord Ovest (59,3%).

Nel loro complesso le strutture formative risultano collocate nel 24,7% dei casi nel Nord Ovest del Paese, nel 17,4% nel Nord Est, nel 23,9% al Centro e nel 34,1% nel Sud.

Il sistema di accreditamento ha certificato l’esistenza di un gruppo di strutture che operano da più tempo e che costituiscono l’ossatura dei sistemi formativi regionali, se è vero che il 48,6% degli enti attualmente operanti ha ottenuto l’accreditamento prima del 2004. Un gruppo, pari al 30,5%, ha provveduto ad accreditarsi fra il 2005 e il 2008, mentre il 17,5% solo a partire dal 2009.

La maggior parte delle strutture (61,6%) risulta oggi accreditata per la macrotipologia “formazione continua e apprendimento permanente”, contro il 57,2% di quante hanno ottenuto l’accreditamento per la formazione superiore e il 28,2% per i percorsi del “diritto/dovere all’istruzione e alla formazione”.

Questo assetto, abbastanza omogeneo a livello nazionale, va letto alla luce del diverso sviluppo storico delle filiere e del progressivo aumentare delle strutture dedicate alla formazione degli adulti, che avviene a partire dagli anni Novanta ma che si manifesta soprattutto negli ultimi anni. Poche sono le strutture (17,1%) accreditate come “servizio per l’impiego”, in misura maggiore (24,5%) diffuse nel Nord Ovest.

Prevale la piccola dimensione delle strutture formative: in media ognuna dispone di circa 5-6 aule didattiche e di circa 150 postazioni per allievo, ma nella maggior parte dei casi le strutture dispongono di ancora meno aule.

Relativamente agli allievi, il profilo socio-demografico di chi ha partecipato a corsi finanziati con fondi pubblici mostra una leggera prevalenza dell’utenza femminile su quella maschile e una netta prevalenza delle classi di età giovanili (18-34 anni) rispetto ad una presenza residuale delle classi over 50. I non occupati rappresentano quasi il doppio rispetto agli occupati, con un valore massimo espresso nel Sud. I titoli di studio maggiormente diffusi sono la licenza media e il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Solo una quota marginale di utenti è costituita da cittadini extracomunitari.

La crisi economica ha prodotto effetti molto negativi nel sistema della formazione professionale negli ultimi anni, in particolare a causa della riduzione dei finanziamenti pubblici (58,6%) e del ritardo nell’erogazione dei finanziamenti disponibili (48,2%). Effetti negativi che si sono manifestati in tutte le aree del paese, anche se la riduzione dei finanziamenti sembrerebbe avere influito maggiormente sulle strutture dislocate nel Nord Est (77,8%), mentre i ritardi nell’erogazione dei finanziamenti si sono registrati tra quelle meridionali (58,3%). Tra le altre difficoltà causate dalla crisi è possibile indicare un calo della domanda da parte di individui e imprese, che ha colpito il 35,9% delle strutture (valore che sale al 45% nelle regioni centrali), mentre il 18,1% di strutture ha sperimentato la difficoltà di accedere al credito. In tal caso, sono le strutture meridionali ad essere più penalizzate (24,0%). Solo una quota marginale di strutture (11,5%) sembrerebbe non avere avuto particolari ripercussioni. Le conseguenze di questo scenario, prodotto negli ultimi tre anni dalla crisi, si rilevano nella grave sofferenza da parte delle strutture formative, che hanno ridotto il volume di attività in quasi la metà dei casi (47,3%) o hanno pagato con ritardo gli stipendi al personale nel 31% dei casi.

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