“Questa mano non è mia!”, ecco come svanisce la coscienza di sé

È attraverso la consapevolezza del nostro corpo che entriamo in relazione col mondo esterno. Ma che succede quando perdiamo questa capacità per un danno al cervello? Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista Brain, rivela per la prima volta le evidenze fisiologiche di questo effetto. Che conduce fino a non riconoscere più i propri arti.

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Milano- marzo 2014 – La perdita di coscienza del proprio corpo, in seguito a un danno al cervello causato da ictus o ischemia più frequentemente localizzato nell’ emisfero destro, può indurre chi ne è colpito a non riconoscere come proprio un braccio o una gamba, affermandolo esplicitamente. Eppure non si tratta di un disturbo psichiatrico ma di un disturbo neurologico noto come somatoparafrenia, che può riguardare fino al 15% delle persone con lesione all’emisfero destro considerando le forme più lievi, di cui finora si conoscevano solo le caratteristiche cliniche.
 
Ora, uno studio condotto da Angelo Maravita e Daniele Romano del dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con l’Università di Pavia e l’Ospedale Niguarda “Ca’ Granda” di Milano (Daniele Romano, Martina Gandola, Gabriella Bottini e Angelo Maravita Arousal responses to noxious stimuli in somatoparaphrenia and anosognosia: clues to body awareness, link all’articolo) pubblicato online sulla rivista inglese Brain ha evidenziato per la prima volti gli effetti fisiologici di questo disturbo, contribuendo a chiarire i meccanismi profondi  alla base della perdita della coscienza del sé. Scoprendo che questo processo è così pervasivo che non si riescono a percepire più neppure le “minacce” verso l’arto sentito come estraneo.
 L’esperimento è stato condotto avvicinando una potenziale fonte di dolore (un ago) all’arto di tre gruppi di pazienti affetti da patologie che comportano perdita di sensibilità o movimento degli arti: somatoparafrenici, emiplegici e anosognosici. I somatoparafrenici, a differenza degli altri, hanno mostrato un’assenza di risposta di conduttanza cutanea  all’avvicinarsi dell’ago,  senza avere alcuna reazione (vedi e scarica il grafico che sintetizza i risultati dell’esperimento).
«Il processo di perdita di coscienza del sé – spiegano Angelo Maravita e Daniele Romano, rispettivamente professore associato di Psicobiologia e Dottore di ricerca  nel dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca – è talmente profondo che non si riescono neppure a percepire le minacce e non si attiva nessuna reazione di difesa, nemmeno riflessa. Il disordine della coscienza, indotto dalla lesione è tale che si arriva a un rifiuto incontrovertibile del proprio arto. Stiamo parlando di pazienti che non hanno alcun tipo di disturbo psichico e che sono in grado di intendere e volere. Eppure, anche  se talora sono addirittura imbarazzati perché comprendono la stranezza di quanto affermano, continuano a sostenere che il braccio è di un’altra persone anche se attaccato al loro corpo».
Didascalia del grafico: Le barre del grafico rappresentano le risposte di conduttanza cutanea nei pazienti. Nei pazienti somatoparafrenici le risposte allo stimolo neutro (grigio scuro) e doloroso (grigio chiaro), non differiscono per la mano sinistra affetta dal distrubo di consapevolezza (coppia di barre a sinistra), mentre differiscono per la mano destra normale (coppia di  barre a destra). Negli altri due gruppi di pazienti, invece, la  differenza tra stimolo doloroso e neutro è presente per entrambe le mani.
 Università di Milano-Bicocca
Chiara Vimercati
Luigi Di Pace