SICUREZZA ALIMENTARE – Italia batte UE con 80 anni di anticipo. Tappo anti rabbocco l’UE sì in Spagna no all’Italia

SICUREZZA ALIMENTARE –  Italia batte UE con 80 anni di anticipo. Tappo anti rabbocco l’UE sì in Spagna no all’Italia

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 Si scrive sicurezza alimentare e si legge cibi sani e sicuri lungo tutta la filiera produttiva. In tema di sicurezza alimentare l’Italia ha fatto da apripista mondiale avendo già legiferato nel 1934 sulla “disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”, poi modificata dalla Legge 283/62. L’edizione 2014 di Sol-Agrifood viene inaugurata da un convegno che si svolge con la collaborazione di Unaprol sul tema: “come comunicare la sicurezza alimentare nell’olio e nei prodotti agroalimentari”. Nel 1997 il nostro Paese riorganizza il sistema con il D.L. 155/97 che introduce: la prevenzione dei pericoli, l’analisi dei rischi per la salute del consumatore (H.A.C.C.P.), e il concetto di autocontrollo secondo cui il produttore assume un ruolo di responsabilità nel sistema di prevenzione dei rischi dei propri prodotti.  Solo nel 2000 l’Europa – afferma Pietro Sandali direttore generale di Unaprol –  e in seguito al primo scandalo alimentare della mucca pazza, legifera sui temi della sicurezza alimentare emanando il cosiddetto Pacchetto Igiene che comprende numerosi regolamenti e direttive*: istituzione dell’EFSA e igiene e tracciabilità dei prodotti alimentari e controlli ufficiali”.

Nel settore olio le azioni intraprese per garantire una diretta ed efficace informazione sulla qualità e sulla provenienza del prodotto sono numerose.

Si parte dall’ultima legge quella «salva olio italiano» – la legge n. 9 del 14 gennaio 2013 che prevede che l’indicazione di origine sia ben visibile, l’utilizzo di tappi che perdono integrità al primo utilizzo, introduce un piano di sorveglianza straordinario per gli oli etichettati come italiani, nel caso di superamento del valore di 30 mg/kg di alchilesteri. Dal 1° gennaio 2014 è entrato in vigore il registro di carico/scarico istituito con il Reg. (CE) 29/12 per tutti gli operatori il registro di carico/scarico per l’olio extra vergine e vergine. Obbligo che viene esteso con il Reg. (CE) 299/13 anche all’olio di oliva e di sansa. Si continua con la tracciabilità di Unaprol che con la norma volontaria ISO 22005 ha implementato un sistema certificato da terzi che garantisce la rintracciabilità dell’olio, dalle olive alla bottiglia; il primo tentativo di regolare l’etichettatura obbligatoria con la legge n. 313/98 finisce con l’apertura di un infrazione comunitaria nei confronti dell’Italia.  “La legge – aggiunge Sandali – fu poi abrogata e sostituita dal primo regolamento comunitario il 2815/08 sull’etichettatura europea, ma su base volontaria”. Si continua con il divieto di utilizzo delle «oliere» – stabilito con la legge n. 81 dell’11 marzo 2006 che prevede che i contenitori devono essere etichettati conformemente alla legislazione vigente nei pubblici esercizi. Nel 2013 la Commissione Europea su proposta di Inghilterra e Olanda, boccia questa legge, ma da quest’anno il tappo anti rabbocco è diventato obbligatorio in Spagna.

Le attività di controllo ufficiale sono indirizzate ai prodotti italiani e a quelli di altra provenienza destinati ad essere commercializzati nel territorio nazionale ed europeo e riguardano tutte le fasi della produzione.

Per l’espletamento delle suddette attività ci si avvale di numerosi organismi operanti sia a livello centrale che territoriale ICQRF, Carabinieri NAC e NAS, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza.

L’Italia, al pari della Gran Bretagna, è al 1° posto per notifiche inviate alla Commissione Europea, segno di intensa attività di controllo sul territorio.  “Siamo il Paese che scopre più imbrogli perché sa dove controllare e non quello dove si commettono più frodi. Afferma Sandali che conclude, il made in Italy fa gola a molti prestigiatori per questo il nostro Paese ha negli organi di controllo i suoi anticorpi a tutela del suo patrimonio agroalimentare che è ricchezza per i territori che lo producono”.