ELISIR NEUROLOGICO ? ANDARE TARDI IN PENSIONE !

Il lavoro: un elisir per la nostra salute neurologica.  Ritardare la pensione allontana le malattie neurodegenerative

Rimandare l’appuntamento con la pensione e mantenere il cervello occupato più a lungo si rivela un metodo efficace per allontanare le malattie neurodegenerative.

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La conferma arriva da una ricerca condotta dall’Istituto di Psichiatria del King’s College di Londra su 1320 pazienti affetti dal morbo di Alzheimer: quelli che avevano abbandonato più tardi l’attività lavorativa si sono ammalati molto dopo rispetto ai “baby pensionati”. I ricercatori hanno calcolato che rispetto alla media ogni anno di lavoro in più equivale a sei settimane di neuroni protetti dalle malattie.

La riserva cognitiva e il nostro patrimonio di sinapsi crescono nel corso del tempo, la nostra vita è sempre neurologicamente in divenire: chi usa il cervello, anche per lavorare, si mantiene quindi più giovane e attivo.<http://www.sanraffaele.it/comunicazione/news/11753/il-lavoro-un-elisir-per-la-nostra-salute-neurologica>

«Non dobbiamo “mandare in pensione” il nostro cervello», afferma il Prof. Piero Barbanti, neurologo dell’IRCCS  San Raffaele Pisana, «per almeno 3 buoni motivi: di comportamento, di affettività e di cognitività. Per quanto riguarda il primo aspetto, si può dire che il lavoro è ritmo: il nostro cervello, come una macchina che non tiene il minimo e si spegne a un incrocio, va meglio quando è in funzione».

«Il secondo motivo –continua- è quello dell’affettività: il lavoro è in grado di incanalare lo stress e in parte di educarlo. Certo alcuni lavori lo provocano, ma lo stress di origine familiare, per esempio, può trovare nel lavoro una sua fisiologica estinzione. Il terzo aspetto è quello cognitivo: quando lavoriamo non solo competiamo positivamente con gli altri, ma dovremmo competere con noi stessi alzando volta per volta l’asticella delle prestazioni. E questo, cognitivamente, è sviluppo continuo».

«Certo tutto questo decade se il lavoro è fatto controvoglia o se è caratterizzato da rapporti personali pericolosi per la nostra salute psicologica. Ma», conclude Barbanti, «in senso stretto lavorare è neurologicamente un vero e proprio elisir».