Attivisti di Greenpeace International rimossi stamattina all’alba dalle autorità norvegesi.

GREENPEACE: DOPO DUE GIORNI LE AUTORITÀ NORVEGESI METTONO FINE ALL’OCCUPAZIONE DI UNA PIATTAFORMA PETROLIFERA NEL MARE DI BARENTS.
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MARE DI BARENTS – Dopo due giorni di occupazione della piattaforma petrolifera “Transocean Spitsbergen”, pronta a trivellare vicino alla riserva naturale dell’Isola dell’Orso, nel mare di Barents, gli attivisti di Greenpeace International sono stati rimossi stamattina all’alba dalle autorità norvegesi.

Gli attivisti provengono da Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Filippine. Tra di loro la trentaduenne finlandese Sini Saarela, una degli Arctic30, che ha passato oltre due mesi nelle carceri russe, per aver scalato un’altra piattaforma nell’Artico lo scorso settembre.

La “Transocean Spitsbergen”, della compagnia norvegese Statoil, si sta muovendo ora verso il sito di trivellazione, ma la nostra battaglia non finisce. Domani alle 10 Greenpeace consegnerà una petizione per la protezione dell’Isola dell’Orso al ministro norvegese per l’Ambiente Tine Sundtoft: www.greenpeace.org/bearisland

«I nostri attivisti sono impegnati per l’Artico e per l’Isola dell’Orso. Vogliono salvare questo ambiente prezioso da eventuali sversamenti petroliferi e fermare i cambiamenti climatici causati dallo sfruttamento delle fonti fossili. Il messaggio per la Norvegia è chiaro: deve bloccare il piano di trivellazione petrolifera della Statoil»  afferma Andrea Boraschi, Responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace. «Hanno rimosso gli attivisti, ma ora è la gente che sta intervenendo. 80 mila persone hanno già firmato la petizione che consegneremo al ministro per l’Ambiente».

Il governo norvegese si è impegnato a non concedere licenze in prossimità del limite dei ghiacci, per l’impossibilità di ripulire eventuali sversamenti petroliferi in queste zone. Eppure, secondo una recente ricerca dell’Istituto Polare, il limite dei ghiacci potrebbe arrivare ad appena 25 chilometri dal sito di trivellazione proposto dalla Statoil. Greenpeace ritiene che questa distanza non fornisca garanzie sufficienti per la protezione dell’ambiente artico e chiede di ritirare la licenza concessa alla Statoil.