La nostra fascia costiera sempre più cementificata. La ricetta del WWF.

LA RICETTA ‘SALVACOSTE DEL WWF”

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La vera sfida è invertire la tendenza alla ulteriore cementificazione della nostra fascia costiera chiede il WWF. Da un lato è necessario un intervento per garantire il ripristino della legalità con il rispetto delle normative e soprattutto delle direttive europee. Risulta fondamentale un intervento della Direzione generale Ambiente della Commissione europea, a seguito delle richieste di WWF Italia e LIPUBirdLife Italia, affinchè venga avviata una procedura d’infrazione comunitaria per il pieno rispetto della Direttiva “Habitat” nel nostro Paese. L’auspicio è che la DG Ambiente della Commissione Europea contribuisca più efficacemente a far prevalere la tutela della natura nei casi in cui venga minacciata da interessi confliggenti, per un’opera di effettiva e maggiore tutela.
Contestualmente, è stato chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nonché alle Regioni italiane che venga rigorosamente applicato il DPR 357/97 e smi: la Valutazione di Incidenza deve servire a condurre un’istruttoria completa ed esaustiva degli effetti dell’intervento e ad esprimere un parere coerente con gli obiettivi di conservazione per i quali è stato istituito un determinato sito.

INCENTIVI AI COMUNI CHE ‘LIBERANO’ LE COSTE
Oltre ad un’azione di ripristino della legalità è indispensabile promuovere un’azione diversa da parte dei comuni che ancora hanno coste libere per evitare l’occlusione totale del fronte
rivierasco. In tal senso il Governo italiano dovrebbe intervenire con politiche fiscali incentivanti sui comuni per la conservazione dei varchi costieri residui, con strumenti che sono già in fase di sperimentazione in qualche Paese europeo. Inoltre è quanto mai urgente la sistematica attuazione di progetti di ripristino ambientale utilizzando ad esempio le aree dismesse. In questi casi infatti, soprattutto se si tratta di insediamenti produttivi abbandonati, piuttosto numerosi, sarebbe opportuno procedere con la rimozione totale delle strutture fatiscenti e con il ripristino delle dune e della continuità ambientale tra il mare e l’entroterra.

NECESSARIA E URGENTE POI UNA MORATORIA che chiede il WWF a Governo, Regioni e Comuni sulla cementificazione delle coste articolata nelle seguenti quattro azioni istituzionali tra esse integrate:

Moratoria sulla fascia costiera ad una distanza di 1000 metri dalla battigia WWF chiede a Governo e Parlamento l’introduzione di una nuova normativa di salvaguardia ad hoc per le coste che, ad aggiornamento della legge Galasso del 1985, estenda da 300 metri sino ad almeno 1000 metri dalla line di battigia la tutela delle aree costiere. Questa misura, opportunamente introdotta nel Piano paesistico della Sardegna redatto dalla Giunta Soru, è stata successivamente smantellata.
Se una moratoria generale su tutto il territorio nazionale può presentare evidenti elementi di difficoltà applicativa, si ritiene che una moratoria sulla fascia costiera, ad una distanza di 1000 metri, costituirebbe oggi un atto dovuto.

Blocco delle concessioni su aree demaniali – sospensione delle procedure di rilascio di nuove o di proroga delle concessioni su aree demaniali in attesa di una uova disciplina nazionale che, uniformandosi alla Direttiva comunitaria Bolkestein (2006/123/CE), imponga l’assegnazione delle concessioni, di durata temporalmente contenuta, mediante una pubblica procedura di selezione. Solo così potrà arrestarsi quel fenomeno che ha visto negli ultimi anni il raddoppio degli stabilimenti balneari provocando espansioni fortemente impattanti anche per la prevenzione dell’erosione costiera e del mantenimento della linea di costa.
Moratoria sul nuovo edificato – a tutela di aree paesaggisticamente e naturalisticamente significative quali sono le coste, appare necessario, attraverso una norma nazionale concertata con le Regioni, avviare una moratoria rispetto al nuovo edificato, mediante la sospensione del rilascio di nuovi titoli abilitativi edilizi, in attesa della redazione degli strumenti di pianificazione paesaggistica di cui al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (d.lgs. n. 42/2004) a cui dovranno uniformarsi gli strumenti urbanistici regionali e comunali. A tale proposito il WWF rimarca l’assoluta necessità che i piani paesaggistici regionali vengano quanto prima definitivamente approvati, auspicabilmente d’intesa con lo Stato, così da dare finalmente esecuzione al Codice del Paesaggio del 2004, in questa parte rimasto inattuato a più di dieci anni dalla sua entrata in vigore.

Portualità turistica: razionalizzazione delle attività di pianificazione, progettazione e realizzazione – Le attività connesse alla portualità turistica presentano frequentemente dueelementi ricorrenti: anzitutto sono spesso alimentate da operazioni immobiliari retrostanti, che costituiscono la “giustificazione” dell’intervento caso per caso e che non sempre trovano un corretto rapporto tra domanda e offerta dei posti barca; in secondo luogo, da ubicazioni normalmente mai correttamente valutate sotto un profilo ambientale. Tant’è che alcuni dei progetti di portualità turistica diventano causa di gravi problemi di erosione costiera. Tutto ciò comporta non solo un mutamento del profilo geografico del nostro Paese ma innesca procedimenti di consumo di suolo che si sviluppano nell’entroterra. Il WWF chiede che questa tipologia di interventi vengano ricompresa nella pianificazione regionale e che i Comuni stabiliscano standard edificatori e volumetrici molto prudenziali e assicurino norme di salvaguardia della fascia costiera nel rispetto rigoroso dei vincoli di salvaguardia paesaggistica e tutela ambientale, oltre che derivanti dalla individuazione delle aree a rischio idrogeologico.