Rinvenuta una foresta fossile carbonizzata in Antartide

Una foresta fossile carbonizzata rinvenuta in Antartide

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I ricercatori dell’Università di Siena sono in spedizione al Polo Sud.

Stanno arrivando le prime notizie e i primi risultati di studio dai ricercatori dell’Università di Siena impegnanti in Antartide. Gianluca Cornamusini, Matteo Perotti, Sonia Sandroni e Franco Talarico, partiti il 27 dicembre per la trentesima Spedizione italiana del Programma Nazionale Ricerche in Antartide, stanno pubblicando sul blog http://geoantarctica.wordpress.com i primi risultati della spedizione, che si concluderà il 5 febbraio.

Ad Allan Hills, un rilievo montuoso al limite con lo sterminato plateau antartico orientale, i ricercatori si sono imbattuti nella prima interessante scoperta: numerosi frammenti di tronchi fossili silicizzati immersi nelle arenarie fluviali. “Molti erano carbonizzati sul lato esposto in superficie ed inoltre erano tutti allineati – scrive Franco Talarico -. Altri tronchi erano invece completamente carbonizzati. (…) La grande quantità di tronchi fossili carbonizzati testimonia, con grande probabilità, la diffusione di enormi incendi che avrebbero totalmente devastato la foresta triassica per un’area vastissima (…) Da cosa sono stati innescati questi incendi? Le risposte possono essere molteplici. Una risposta è che siano stati innescati da eruzioni vulcaniche, mentre un’altra risposta, più suggestiva, ma totalmente da documentare, è che gli incendi possano essere dovuti all’impatto di un asteroide, che avrebbe prima grazie allo shock abbattuto gli alberi della foresta orientandoli, e poi li avrebbe incendiati in toto o sulle parti esposte in superficie non “affogate” e protette nei sedimenti”.

Il blog viene aggiornato dalla base italiana Mario Zucchelli e dalla base americana McMurdo ai piedi delle Montagne Transantartiche, dalle quali il gruppo di spedizione raggiunge le aree di ricerca utilizzando elicotteri strumentati con videocamere ad altissima risoluzione, capaci di atterrare anche sui crinali più impervi.

La ricerca, coordinata dall’Università di Siena e supportata per la logistica dall’Agenzia ENEA, punta a ricostruire la storia geologica di un’ampia regione dell’Antartide, per ottenere indicazioni importanti sulla storia geologica dell’intero pianeta Terra.