SERMONETA: “GIULIO CESARE E SAN FRANCESCO”- Perché scomodare Giulio Cesare per Sermoneta? Lo spiega alla stampa l’architetto del MIBACT Anna Di Falco

LATINA- “L’area archeologica di Largo Angentina a Roma è tra le aree archeologiche meno belle perché risulta incassata nella piazza e i ruderi presenti sono pochi, ma è tra i luoghi più significativi di questa città e della civiltà romana perché la storia ci dice che qui vi era la “Curia di Pompeo” luogo di riunione del Senato romano, dove Giulio Cesare il 15 marzo del 44 a.c. venne assassinato. La capacità dei luoghi di evocare la storia e con essa le vicende umane che vi sono accadute è ciò che i greci chiamano il cioè l’identità che i luoghi trattengono e comunicano anche se ridotti a rudere. Le aree archeologiche a Roma sono un problema di manutenzione enorme ma se un domani qualche politico poco accorto o qualche architetto superficiale, non conoscendo la storia, volesse risolvere il problema facendo diventare l’area di Largo Argentina lo sfondo di un ristorante o di una sala di ricevimento, lo trasformerebbe in un luogo come tanti, e i ruderi non rievocherebbero più la tragedia dell’assassinio di un uomo che ha cambiato il mondo.
Perchè scomodare Giulio Cesare per Sermoneta? perché l’Italia è un paese pieno di storia e ogni paese ha la sua, importante,gloriosa o meno ma la sua, quella che ne ha costruito l’identità Il convento di S.Francesco a Sermoneta è stato determinato da Papa Alessandro VI, esattamente il 13 luglio 1495, quando firmò il decreto nella Reverenda basilica di S.Pietro, Il decreto papale, la cui copia è conservata nell’archivio Caetani di Roma, stabilì di assegnare ai Minori Riformati di S.Francesco un convento <…una domun cum ecclesia sub invocazione santi Francisci, extra muros …> una casa con chiesa in un luogo fuori della città di Sermoneta . Lo stesso Papa in quegli anni stava ristrutturando il castello Caetani della città e nel luglio del 1501 venne di persona a Sermoneta a controllare i cantieri, tra cui verosimilmente anche il convento di S.Francesco che doveva essere da poco completato con la chiesa, campanile, dormitorio, refettorio, chiostro, cimitero e orti.
Un luogo importante che conserva ancora tanta bellezza, per la  posizione, per il rapporto con il bosco retrostante per le opere in esso conservate. Nell’autunno passato, sulle pagine di Latina Oggi, un articolo riportava le mie perplessità sul destino dell’ex convento di S.Francesco, perché dopo anni di abbandono l’amministrazione chiese e ottenne di utilizzare i fondi del giubileo del 2000 per realizzarvi un ostello. Il non completamento dei lavori, come accade sempre, ha generato innumerevoli problemi fino a quando l’attuale amministrazione ha deciso di aprire una nuova gara per completare i lavori e per dare in gestione la struttura pubblica. L’articolo aveva il proposito di esortare a cercare una soluzione degna della storia del luogo che offrisse al contempo lavoro ai giovani del paese e mantenesse una funzione ricettiva aperta e fruibile e non un centro esclusivo come il Monastero Tibetano, che risultava essere l’unica associazione selezionata per il completamento e la gestione della struttura pubblica . Ai cittadini fu detto: meglio i Buddisthi che nessuno, meglio chi investe nell’ex convento per non farlo deperire che lasciarlo morire: sono d’accordo, se messa così la questione ha ragione l’amministrazione, ma chi dice che questa sia l’unica risposta? E non sia meglio per gli edifici storici di pregio individuare la soluzione migliore e non quella apparentemente più fattibile. E’ vero, anche nella funzione di ostello si perderebbe la continuità con la funzione originaria ma non ci sarebbe “schizofrenia” di significato, Gesù Cristo e San Francesco non lo si metterebbe in competizione con altre divinità. E’come per la storia dell’assassinio di Giulio Cesare, se si perde il ricordo dell’accaduto si perde anche il rispetto e il significato del luogo dove il fatto è accaduto.
E che dire della circostanza che la chiesa di S.Francesco, in uso fino a pochi anni fa, con all’interno numerose opere artistiche e gli arredi provenienti anche dalle altre chiese del paese, inserita ancora nel 2000 tra i programmi ,richiesta che fu possibile inoltrare perché  l’amministrazione di allora dichiarò la piena disponibilità del bene, cioè la proprietà. Oggi la chiesa è in un vistoso abbandono e da qualche tempo circola la notizia, speriamo falsa!!, che il comune l’ha consegnata ai funzionari del Fondo Edifici di Culto (FEC) in quanto non risulterebbe di sua proprietà. Se ne deduce che possiamo provare la proprietà del convento, del cimitero e del bosco annesso e non della chiesa? E il sindaco di allora che ha firmato la richiesta di finanziamenti dichiarando la proprietà comunale ha dichiarato il falso? e chi governa oggi e governava anche nel 2000 si è sbagliato allora o adesso?.
I monumenti da salvare sono troppi e costituiscono sicuramente un “peso” economico, inoltre per la chiesa di S.Francesco c’è anche la  responsabilità penale con il campanile a rischio di crollo proprio lungo il percorso delle persone che vanno al cimitero, meglio allora scrollarsi della proprietà? Così al tetto sfondato, alle opere artistiche e agli arredi in decomposizione avanzata ci pensa il Ministero ….o, molto probabilmente, non ci penserà nessuno e la chiesa di S.Francesco farà parte del lungo elenco dei luoghi “rifiutati” e condannati alla morte naturale.
All’articolo di cui sopra rispose il sindaco: <.. se il Comune dovesse  completare a proprie spese i lavori di ristrutturazione dell’eremo…  riteniamo che questa poteva essere una proposta fattibile negli anni  settanta, quando i comuni avevano enorme disponibilità economiche.
Oggi certamente se disponessimo di una tale cifra (700,0 €), di certo le priorità sarebbero ben diverse: strade, servizi, scuole, sostegno economico alle famiglie in difficoltà> . Certo se la politica continua a pensare che la cultura non sia un servizio, non sia un insegnamento e un arricchimento per le scuole, che non possa creare economia, se si continua a ritenerla un lusso per pochi e si mette in competizione i posti di lavoro con le biblioteche, gli ospedali con i musei e che se si restaurano i monumenti si tolgono i soldi alle famiglie bisognose o alle scuole forse si vuole semplicemente trovare una scusa per giustificare il non intervento!! E’ vero invece il contrario e cioè che se si realizzassero più musei, più teatri e centri culturali, servizi rivolti a tutte le fasce sociali, forse la gente si ammalerebbe meno, i giovani non si perderebbero, tutti potrebbero lavorare meglio e di più in un paese come il nostro colmo di bellezze artistiche e naturalistiche!
Bisognerebbe dire con chiarezza che i finanziamenti europei sono rivolti proprio agli interventi eccezionali perché il castello Caetani, il convento di S.Francesco, il quadro del Siciolante, l’affresco di San Michele Arcangelo, l’oasi di Ninfa non appartengono solo ai cittadini di Sermoneta ma a tutti gli italiani , ai cittadini europei e a quelli di tutto il mondo. Se l’Europa finanzia gli interventi di interesse generale è perché agli interessi locali ci devono pensare gli amministrazioni, sono loro che devono garantirei servizi essenziali ma contemporaneamente sono tenuti ad attivarsi per trovare altre risorse e elaborare progetti finanziabili per creare economia e nuovi posti di lavoro proprio attraverso la valorizzazione del proprio territorio. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e il Ministero della pubblica istruzione hanno siglato un accordo per avviare il piano nazionale per l’educazione al patrimonio culturale che, nelle intenzioni, deve tradursi in forme di coinvolgimento nella gestione e nella salvaguardia dei luoghi della cultura in quanto si riconosce perché la trasmissione di cultura < stimola i processi di costruzione dell’identità e rafforza il senso di appartenenza alla comunità di riferimento>. .Alla presentazione della importante mostra di pittura contemporanea ospitata in questi giorni alla chiesa di S.Michele Arcangelo e a palazzo Caetani, organizzata dal Centro d’arte e cultura di Sermoneta, il sindaco ha usato parole rassicuranti circa l’importanza che l’amministrazione riconosce alla cultura e ha elogiato le attività che contribuiscono a fare di Sermoneta un centro propulsivo di attività culturali di alto livello. Per questo, nella  convinzione che la storia non sia un hobby ma un dovere per chi opera sul patrimonio culturale di tutti, sono spinta a insistere e a esortare nuovamente l’amministrazione a trovare una soluzione coraggiosa per un luogo come il convento e la chiesa di S.Francesco, una destinazione coerente che non lo tradisca nei significati. Il Convento conserva una preziosa rappresentazione dell’ultima cena in un affresco (speriamo ancora salvo) nel refettorio, affresco pagato nel 1588 dal cardinale Enrico Caetani, luogo che conserva un bellissimo chiostro con affreschi del 1602 finanziati dalle famiglie sermonetane più facoltose, con i  dormitori dipinti nel 1746 per volontà di Antonio Tuzi, sindaco di
Sermoneta, un convento che ha accolto la prima biblioteca di  Sermoneta costituita di rarissimi codici manoscritti, che fu sede di una scuola di teologia che nelle processioni aveva la precedenza su tutti gli altri perché era il più antico, questo luogo che ancora trattiene buona parte della sua storia deve trovare una degna funzione ! Sarebbe un sogno ripristinarlo come luogo per lo studio e per il lavoro creativo? trasformarlo in una moderna biblioteca-archivio? un centro culturale attrezzato, e sede di lavoro per le giovani star up con la possibilità di alloggiarvi per periodi brevi? la sede di laboratori creativi della cosiddetta “social innovation”? ….. sarebbe davvero una sfida interessante e un segno di continuità con la civiltà del passato !!!”.